Editoriali

Napoli, 01 luglio 2011: Una poesia per la sezione.

Il Col. Loris ARELLI, vice presidente della Sezione, ci invia questa bella poesia:

Nei pressi di Mergellina stazione

c’è la nostra Associazione

qui in piazza Eritrea, bene in vista

vi è la Sezione del paracadutista

ove persone di diverso sesso ed età

sperano che i sogni diventino realtà

ed aspirano a conseguire quell’abilitazione

al lancio, lor grande aspirazione,

con quello ombrello di gran dimensione

che consente, solcando il cielo di vedere dall’alto

ciò che a lor offre quel bel salto

ciò che è impossibile notare

e che solo da lassù si può vedere.

Qui sostarono Eroi di ogni tempo

sempre pronti, in ogni evenienza

ad offrire la loro grande esperienza

e affratellando con gioia ed onore

esaltando l’amor Patrio con tutto il cuore.

FOLGORE !

F.to:
Il segretario
par. Vincenzo Di Guida

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Napoli, 17 marzo 2011: 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Nel corso della vita di ogn’uno di noi arriva, prima o poi, il momento che si studia quel periodo storico che è chiamato “Risorgimento” dove si sono poste le basi dell’unità nazionale.

Oggi, a 150 anni di distanza da quel 17 marzo 1861 nel quale finalmente l’Italia poté dirsi finalmente unita, c’è un grande dibattito se ha ancora senso quella unità, così sanguinosamente raggiunta, o se buttare tutto alle ortiche e ridividere l’Italia in tanti piccoli stati.

Addirittura, qualcuno è arrivato a pensare di riscrivere la Costituzione che recita all’art.5: “la Repubblica è una e indivisibile”.

Ma davvero sarebbe un’evoluzione frazionare la nostra bella penisola in un rinnovato medio evo?

Cosa cementa il siciliano con il lombardo passando per il campano?

Dobbiamo distinguere il senso di appartenenza alla regione natia, nel senso etnico e tribale, dal senso di appartenenza ad uno Stato nel quale sono condivisi valori di reciproca convivenza civile.

Sono due cose poste su piani completamente separati e ben lo sanno, ad esempio, gli statunitensi che, da quale che sia lo stato dal quale provengono, quale che sia il loro gruppo etnico, si riconoscono tutti sotto la bandiera a stelle e strisce.

Il primo attiene ad un sentimento privato che lega ognuno di noi indissolubilmente alla terra, ai sapori, agli odori della propria città.

Il secondo, attiene ad un sentimento pubblico della civiltà nella quale ogni italiano si riconosce.

L’uno non esclude l’altro.

E’ questo sentimento di civiltà, condiviso da Lampedusa alle Alpi che fa sentire ognuno di noi italiano, fiero del tricolore che ci rappresenta tutti e che simboleggia l’unità nazionale.

L’appartenere ad uno Stato, ad una stessa civiltà, significa condividere gli stessi valori sociali.

Sono questi valori che, in tante missioni internazionali, hanno portato così tanti consensi alle nostre truppe.

Valori di libertà politica e religiosa, democrazia, rispetto per le minoranze, umanità sono condivisi in ambito italiano, anzi europeo, in ogni contrada.

Limitarsi alla condivisione dei valori intimi e tribali rinunciando a quelli civili tanto faticosamente conquistati, francamente sembra un’involuzione piuttosto che un’auspicabile evoluzione, certamente in controtendenza al cammino che, prima o poi, ci porterà ad una vera Europa unita.

Certo, ci sono certamente squilibri economici tra l’Italia del nord est e il profondo sud ma sono problemi che devono trovare risposte condivise in ambito parlamentare e non tagliando sbrigativamente i ponti fra gli uni e gli altri, nella convinzione che la sinergia delle varie parti dà molto di più che la semplice sommatoria aritmetica dei valori in campo.

Poi, al campano può piacere la pizza mentre al lombardo la polenta ma, come detto, è un fatto del tutto privato e personale che non può essere addotto a motivo per arringare irresponsabilmente la folla, cercando consensi elettorali, chiedendo improbabili secessioni.

VIVA L’ITALIA UNA ED INDIVISIBILE!

F.to:
Il segretario
par. Vincenzo Di Guida

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Napoli li, 03/gennaio/2011: Editoriale di inizio d’anno 2011.

Un altro anno è trascorso e tante cose sono accadute nel mondo dei paracadutisti.

Tracciamo, come di consueto, il bilancio del 2010 appena terminato.

E’ stato, per la nostra Sezione, un anno proficuo.

Il numero di iscritti, a dispetto ed in controtendenza al fenomeno della soppressione della leva obbligatoria, si è sensibilmente incrementato e la nostra offerta formativa ed associativa si è notevolmente ampliata.

Tra le attività addestrative, oltre all’erogazione dei corsi per il conseguimento dell’abilitazione al lancio con paracadute emisferico a F.V., non possiamo non ricordare il corso di tiro accademico svolto presso il poligono di tiro napoletano di via Campegna, le attività didattiche in vista della gara internazionale per pattuglie militari “Dragon Recon” che ha visto uno dei due team ANPdI Napoli prevalere addirittura sulle pattuglie in servizio attivo nella prova di tiro (e parliamo di militari della Brigata Folgore …!), l’addestramento di marcia, orientamento e bivacco notturno sui monti del Partenio.

Tra le attività associative, i momenti relativi alle riunioni dei Soci della Sezione e del Consiglio Direttivo, le escursioni presso il complesso archeologico di “Napoli sotterranea”, le partecipazioni ad alcune conferenze tenute dai Centri Studi “Scienze Antiche” e dal “Sebetia-ter” e, non ultimi, i seguitissimi pranzi e cene sociali.

Anche il sito internet, la nostra vetrina sul mondo, può vantare numeri di tutto rispetto: più di 22.750 contatti dal momento della sua apertura avvenuta solo un anno e mezzo fa.

Si tratta di numeri che fanno riflettere su come il nostro portale sia diventato in tempi brevissimi di riferimento in un panorama, non solo locale, ove è molto difficile svettare.

Insomma, un anno di intenso lavoro che, riprendendo le parole informali del Gen. Fantini, Presidente Nazionale dell’A.N.P.d’I., sono testimonianza di un gruppo che ha lavorato bene, centrando l’ambizioso obiettivo di ridare smalto a quel polo di attrazione che deve essere la Sezione, che si era un po’ appannato prima della presidenza Esposito.

Naturalmente, ad un bilancio qualitativo così favorevole, non potrà che fare seguito un anno nuovo 2011 da spendere nello stesso solco e con rinnovato entusiasmo.

Non sappiamo se centreremo l’obiettivo di raddoppiare ancora il numero dei soci come, tra il serio e lo scherzo, ci ha “ordinato” il Gen. Fantini, ma certamente la Sezione continuerà ad impegnersi per offrire ai suoi associati tutto il supporto per poter vivere il paracadutismo militare ai massimi livelli e per assicurare attività collaterali della massima qualità (esercitazioni in poligono, escursioni di pattuglie, addestramenti su temi militari, partecipazioni a gare militari, conferenze e gite culturali, momenti conviviali). Tutte cose che, siamo certi, produrranno risultati sicuramente migliori a quelli già buoni rilevati quest’anno.

Per quanto premesso, crediamo di meritare ancora la fiducia di tutti i soci già iscritti e quella di eventuali nuovi amici della sezione che intendano condividere con noi i più alti ideali di fedeltà all’Italia, i profondi valori dell’associativismo d’arma, i sani principi dello sport, i più puri e disinteressati sentimenti di amicizia.

Ma, al contempo, chiediamo a tutti voi, compatibilmente con i quotidiani impegni di lavoro e famiglia, il piacere di condividere del tempo insieme.

Insomma, da parte del gruppo direttivo della Sezione un forte impegno a offrire ancora numerosi momenti di interesse e con la massima qualità possibile, da parte di tutti i soci l’impegno ad esserci e vivere la Sezione come e più di quanto fatto nell’anno appena trascorso.

A tutti, un sincero e vigoroso augurio di buon anno nuovo 2011.

FOLGORE!

F.to:
Il segretario
par. Vincenzo Di Guida

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Napoli, 14/09/2010: Pensieri della notte per il M.A.V.M. Cap.le par. Luigi CRISCI, nostro Presidente Onorario scomparso tre giorni fa.

Non è facile scrivere “due righe” su un uomo che la guerra l’ha fatta sul serio e che è stato decorato al Valor Militare per atti di fulgido eroismo nel nord dell’Africa.

Le righe dovrebbero essere duecentomila o forse più per raccontare tutto quanto ha vissuto e sognato.

Lo stridore dei cingoli dei carri nemici, il caldo asfissiante, le mortali esplosioni delle cariche di mortaio, la sete, l’insidia dei campi minati, la misera vista dei compagni caduti o gravemente feriti sono cose che noi, militari e paracadutisti delle generazioni successive, abbiamo fortunatamente conosciuto solo nei film dell’epoca o nei racconti dei nostri anziani.

Chi, più di un soldato che ha veramente vissuto gli orrori della guerra, desidera maggiormente la pace?

Il M.A.V.M. C.le par. Luigi CRISCI Presidente Onorario A.N.P.d'I. Napoli

Oggi, a soli tre giorni dalla scomparsa del nostro Presidente Onorario Luigi CRISCI, sentiamo solo un gran vuoto.

Chi potrà mai davvero raccontare le sue sensazioni, i suoi ricordi, le sue paure nel mentre dell’azione, ma anche il suo Spirito indomito e il suo coraggio?

Crediamo nessuno veramente lo possa.

Allora non ci resta che affidarci alla rilettura del Decreto del Presidente della Repubblica, di conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare la cui motivazione, ci riporta indietro di oltre mezzo secolo fa, tra quelle dune sabbiose tanto avide di sangue, ove paracadutisti italiani trovarono il sonno eterno e scrissero con lettere immortali la parola “FOLGORE” nei cuori di tutti, nemici del tempo compresi.

Il Decreto di conferimento della Medaglia d'Argento al Valor Militare

Tre giorni fa, Luigi CRISCI ha raggiunto questi suoi commilitoni che lo precedettero nel corso di quegli eventi ad un tempo tanto terribili ed epici.

In cuor nostro resta solo un anelito di speranza che da lassù, in quell’angolo di cielo che lui ha davvero meritato, affiancato da tutti gli Eroi suoi pari, continuerà a guidarci moralmente con aria benevola.

Il Col. par. Loris ARELLI, che lo conosceva bene, ha voluto scrivere una breve poesia in suo onore e memoria:

Un altro eroe di El Alamein ha raggiunto

quell’angolo di Paradiso riservato

che in quella terra ha tanto combattuto

donando il suo grande contributo

senza chiedere nulla ma ha solo dato.

Ora vegli lassù tra quegli Eroi

che furon tutti fratelli tuoi.

Tu fosti esempio di grande valore

e desti tutto con tutto il cuore.

Noi ti lodiamo e molto di onoreremo

perchè sei simbolo che non dimenticheremo.

 

M.A.V.M. Cap.le paracadutista Luigi CRISCI: PRESENTE!

F.to:
Il segretario
par. Vincenzo Di Guida

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Terni, 29/06/2010: L’importanza di seguire le procedure.

Paracadutismo civile o militare? Non importa (la cosa fondamentale è di seguire sempre le procedure).

I riflettori si sono appena spenti sui fatti di Terni e ancora non si sa come siano andate veramente le cose.

Tuttavia alcuni network riferiscono dell’effettuazione di una manovra denominata “gancio basso”.

Ma cos’è un “gancio”?

Per esprimersi con linguaggio comune, è la manovra che, nel paracadutismo civile (quello col paracadute ad ala, per capirci), si effettua per eseguire una rapida virata, cui consegue una repentina perdita di quota e conseguente forte aumento della velocità.

Il paracadutista, in definitiva, segue una traiettoria a spirale discendente molto stretta e ripida.

Nel “gancio basso”, l’insano obiettivo è quello di chiudere la manovra acrobatica, altamente spettacolare, planando livellati a pochi centimetri da terra, di modo da “surfare” sull’erba.

Non ci vuole molto per capire che un minimo errore di valutazione o un un inaspettato mutamento delle condizioni di sostentamento aerodinamico, può condurre ad epiloghi indesiderati.

Ecco perchè la riuscita di tale manovra può essere indipendente dalla abilità dell’esecutore e perchè su molte aviosuperfici essa è espressamente vietata, pena l’espulsione.

Se il paracadutismo civile nella fase di volo può rappresentare per alcuni la massima espressione di libertà, la fase del circuito di atterraggio è una faccenda molto tecnica dove non c’è posto per l’estro del momento.

Nei lanci militari col tondo la manovra di “gancio” è impossibile non potendo, il paracadutista, governare il paracadute come un’ala.

Ciò nonostante, è necessario il massimo scrupolo nell’insegnamento delle procedure di volo e di atterraggio e l’intima convinzione che gli allievi abbiano veramente recepito.

E’ quello che si fa a Napoli presso la nostra Sezione dove i corsi non sono “full immersion” e danno la possibilità a tutti, in un paio di mesi, di spiccare il volo nella massima sicurezza.

Prova della sicurezza intrinseca del paracadutismo sono i bassi premi assicurativi. E si sa che le Assicurazioni non si fanno abbagliare dalle emozioni del momento ma si affidano ad oggettivi riscontri statistici.

F.to:
Il segretario
par. Vincenzo Di Guida

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Bellaria Igea Marina 10/04/2010: 62-esima Assemblea Nazionale dell’Associazione.

Da pochi minuti e’ terminata l’Assemblea Nazionale della nostra Associazione tenutasi a Bellaria Igea Marina e grazie al collegamento WI-FI presente nell’Hotel “Mimosa” ove siamo stati alloggiati (invece stranamente assente nel palazzo del turismo ove si è tenuta l’Assemblea) , possiamo rendere in tempo reale quanto accaduto.

Grande successo personale del nostro Presidente Gen. Fantini.

Lo stesso ha “elettrizzato” la folta platea di Presidenti di quasi tutte le Sezioni d’Italia presenti e i loro delegati ed accompagnatori con un discorso tenuto in linguaggio chiaro e diretto (cioe’ non in politichese)  interrotto da ben 17 applausi.

Il Generale Fantini durante la sua relazione

Tra gli argomenti riferiti, il risanamento del Bilancio con un attivo al 31 dicembre 2009 di oltre 80.000 euro (quando al 31 dicembre del 2008 il bilancio si era chiuso con un disavanzo di oltre 40.000 euro), la ripresa dell’attivita’ di aviolancio da vettore militare dopo oltre cinque anni di sospensione, l’incremento di oltre il 10% degli iscritti dopo che gli ultimi anni l’Associazione sembrava impotente di fronte alla lenta emorragia che stava portando le nostre file ad assottigliarsi sempre di piu’.

Servire il paracadutismo (e l’Associazione) e non servirsi del paracadutismo per bassi fini personali, un’estrema trasparenza amministrativa e la morigeratezza nelle spese con una gestione del “buon padre di famiglia” continuano ad essere i gridi di guerra del nostro “Comandante” Fantini, come ben e’ stato definito dal Presidente della Sezione di Trieste il cui intervento e’ stato molto apprezzato.

La presenza del Generale Bertolini e del Colonnello Gianluigi De Matteis Comandante del CAPAR , la prestigiosa scuola dei nostri paracadutisti militari, ha fatto da sponda al nostro Presidente che ha sottolineato che i paracadutisti A.N.P.d’I. e quelli in servizio attivo condividono gli stessi ideali, sancendo che la nostra natura e’ quella di Associazione d’Arma e non quella di mera Associazione Sportiva.

Il Generale Bertolini durante il suo intervento

In tal senso, il chiaro intendimento del Presidente Nazionale e’ quello di valorizzare la cosi’ detta circolare 1400 (NDR: e’ il protocollo d’intesa che riconosce all’A.N.P.d’I. la possibilita’ di usufruire di strutture e risorse dell’Esercito per conseguire i propri scopi sociali) mediante il rinnovo della convenzione quadriennale con lo S.M.E.

Difatti, il Gen. Fantini ha ribadito l’intendimento di proseguire sulla strada nuovamente delineata dei lanci di addestramento riservati ai soci A.N.P.d’I. effettuati da vettori militari e con materiale della Brigata, non perdendo la ghiotta occasione di poter interloquire direttamene con i due alti Ufficiali.

Cio’, anche in considerazione del moderno assetto delle nostre Forze Armate, similmente a cio’ che avviene in altre nazioni, che sempre piu’ ricorrono ai Riservisti per integrare i loro ranghi.

In chiusura di Assemblea il nostro Presidente par. Franco Esposito, che ha prestato la sua opera in seno l’Assemblea come scrutatore, ha potuto riferire che grazie al lavoro della nostra Sezione, ed in particolare del socio Mariano Barbi, e’ stata concessa la medaglia d’oro alla memoria dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio all’eroe partenopeo Serg. Magg. Roberto Valente trucidato nell’agguato perpretrato contro i nostri para’ in Afghanistan.

FOLGORE!

F.to:
Il segretario della Sezione A.N.P.d’I. di Napoli
par. Vincenzo Di Guida

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Missione in Afghanistan: Ha senso il sacrificio dei nostri soldati?

Lunedì  21 settembre 2009 ore 11,00 hanno trasmesso in TV i funerali di Stato in forma solenne, per i sei sfortunati eroi di Kabul.

Mia figlia, sette anni a fine ottobre, mentre era assorta nei suoi giochi, ad un tratto ha volto lo sguardo alla TV e dopo poco ha iniziato a piangere.

Interrogata sul perchè del suo turbamento, dopo qualche carezza e qualche insistenza, ha confessato di aver pianto quando ha notato che alcuni dei parà uccisi a Kabul avevano dei figli piccoli che non avrebbero più riveduto i loro papà, certamente immedesimandosi in loro.

A questo punto, mi sono ricordato di alcune opinioni, passate in TV sull’opportunità o meno di inviare nostri connazionali in terre così lontane e rischiose.

Opinioni, certo rispettabili come tutte quelle che vegono avanzate con cortesia e rispetto per quelle altrui ma, forse, espresse con un tempismo di certo inopportuno, quando ancora i resti dei nostri caduti facevano la spola tra l’Afghanistan e l’Italia attendendo di essere ulteriomente profanati dal bisturi dei medici legali incaricati di eseguire, atto dovuto, l’autopsia.

Oggi, a spoglie mortali dei nostri caduti finalmente in pace, forse si può tentare un’analisi dell’opportunità di essere presenti o meno in Afghanistan.

A tal proposito, leggendo qua e là in internet, ho avuto la ventura di apprendere che c’è chi paragonerebbe i terroristi Afghani,  agli appartenenti alla nostra Resistenza durante la seconda guerra mondiale giustificandone, quindi, gli attentati perpetrati come il tentativo di un popolo di libersi dagli oppressori straineri.

Qualche altro, argomenterebbe che l’Italia, anzi l’itaglia, è schiava dei padroni ammerricani (si, è proprio così che è stato scritto…), ai quali non può dire di no.

Altri ancora, sosterrebbero che le truppe aderenti ai paesi della Nato, vanno solo dove c’è l’oro nero.

Sino ad arrivare a Facebook, l’ultimo ritrovato informatico per lo scambio di opinioni, dove si è raggiunta l’apoteosi del cattivo gusto paragonando i nostri militari morti a meri mercenari portatori di guerra e morte, augurando loro molti altri casi del genere.

Insomma, la versione riveduta e corretta dello sciagurato slogan “dieci, cento, mille Nassiriya”!

A questo punto, ci si potrebbe domandare: E’ giusto inviare in talune aree del mondo nostre tuppe con tutti i costi ed i rischi che ne conseguono?

Per tentare di rispondere a questa complessa domanda, in primo luogo, bisogna ricordare che l’Italia NON HA inviato truppe secondo una sua autonoma decisione ma sulla base di una precisa delibera delle Nazioni Unite.

Insomma NON E’ un atto di invasione unilaterale, cioè di guerra, da parte italiana ma è una operazione di pace e stabilizzazione condotta sotto l’egida delle Nazioni Unite.

In secondo luogo, secondo il mio personale parere, accostare la Resistenza ai terroristi talebani, è scorretto perchè le premesse sono del tutto differenti. La Resistenza voleva affrancare l’Italia dalla dominazione nazista, per la quale i territori occupati erano solo da considerare in chiave di sfruttamento brutale (e sottolineo brutale) delle risorse naturali e umane. La Resistenza, insomma, mirava al raggiungimento della libertà e di un miglioramento delle condizioni di tutti gli italiani. I terroristi talebani, invece, vogliono accuratamente allontanare tutti coloro che potrebbero portare il germe del desiderio di libertà e di autoregolamentazione da parte del loro stesso popolo. Ecco spiegato perchè non sono gli italiani, in quanto tali, ad essere nel mirino dei talebani ma tutti coloro che cercano di portare la consapevolezza dei propri diritti tra la loro stessa gente.

Anzi, le Forze Armate Italiane sono ben note ed apprezzate per la loro politica di costruire, ovunque vadano, strade, ospedali, scuole, acquedotti, instaurando rapporti di grande simpatia con la popolazione indigena.

I talebani, invece, mirano a mantenere il proprio popolo diviso e nella miseria materiale e culturale più acuta, imbibendolo di precetti religiosi interpretati ad arte come moderni Don Abbondio di Manzoniana memoria, al fine di meglio preservare il potere che risulta, così, accentrabile in pochissime mani e minimizzando, al contempo, i rischi di sollevazioni popolari le cui premesse irrinunciabili sono la cosapevolezza della propria condizione e l’unitarietà di intenti.

Prova che il benessere del proprio stesso popolo è molto lontano dalle loro preoccupazioni, il fatto che non si peritano di far morire decine di loro connazionali nei sanguinosi attentati che pianificano, al solo scopo di avere una possibile ricaduta destabilizzatrice nei paesi invianti forze di pace, a seguito delle loro scelleratezze.

Il loro obiettivo dichiarato, è quello di far montare il dissenso nei paesi d’origine delle forze ISAF, al fine di provocarne il ritiro evitando che la loro presenza possa far sviluppare in modo irreparabile il desiderio di libertà e democrazia nel loro stesso popolo che, sollevandosi compattamente, certamente avrebbe il potere di scalzarli definitivamente.

Come terza considerazione, a coloro che ritenessero che certe attività si fanno solo perchè c’è il petrolio ed al fine dello sfruttamento dello stesso, bisogna ricordare che dare maggiore stabilità a certe aree nevralgiche del mondo, significa dare la possibilità a tutte le nazioni, anche quelle afferenti tali zone del pianeta, di un maggiore benessere per l’aumento degli scambi commerciali e per i possibili massicci investimenti economici che dette aree possono attirare da paesi e che, invece, vengono scoraggiati da situazioni instabili e polverizzate.

Dunque, ecco spiegato il senso di una maggiore pressione stabilizzatrice in alcune aree piuttosto che in altre, posto che le risorse che ogni nazione può investire non sono certo illimitate!

A chi, invece, sostenesse che l’Italia DEVE qualcosa agli Stati Uniti, si dovrebbe ricordare che l’Italia è in un consesso internazionale ove se non si rispettano gli impegni presi non si possono reclamare i propri diritti. Se ciò è proprio quello che sperimentiamo ogni giorno nei nostri rapporti interpersonali allora, detta alla buona, perchè tanta meraviglia quando lo stesso concetto lo trasferiamo al livello dei rapporti sovranazionali?

Infine, a chi ammira tanto l’operato della “resistenza talebana”, si può solo invitare a pensare che se in Italia, per assurdo, vi fosse una situazione simile a quella oggi esistente in Afghanistan, certamente sarebbe ben difficile disporre di un benessere tale da avere un pc col quale accedere liberamente ad internet e così impunemente calpestare i più alti valori della propria Patria.

Non oso pensare quanto può essere grande il dolore per la violenta scomparsa di un proprio congiunto ma, certo, la loro morte non è vana e ha senso continuare il lavoro dei sei parà scomparsi che non erano certo mercenari ma eroi.

Come si può definire diversamente chi, serenamente, fa fino in fondo il proprio dovere ben conscio dei terribili rischi cui va incontro?

F.to:
Il segretario della Sezione A.N.P.d’I. di Napoli
par. Vincenzo Di Guida

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El Alamein seconda battaglia: Eroismo ed umanità di due nostri compianti folgorini.

Protagonisti: Sergenti Luigi Caruso (M.A.) e Armando Perna.

Durante la seconda battaglia di El Alamein, i paracadutisti Luigi Caruso e Armando Perna, catturarono quattro soldati inglesi e li disarmarono.

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Il Serg. par. Armando Perna negli anni giovanili

Vedendo i volti cerei di quei giovani si consultarono e, mossi a compassione, pensando che anch’essi potevano avere una famiglia che tremava per loro, decisero di lasciarli liberi.

I militari inglesi, in un primo momento, non si mossero all’invito di allontanarsi per paura di essere fucilati crudelmente alle spalle.

Una volta convinti, retrocedendo lentamente, raggiunsero le loro linee e, ancora increduli, agitarono le braccia in segno di gratitudine.

La storia avrebbe potuto avere un tragico epilogo per i due folgorini se le Autorità dell’epoca fossero venute a conoscenza di un tale episodio.

Solo alla morte del Sergente Caruso (M.A.), il paracadutista Perna, durante la cerimonia funebre, raccontò la storia.

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L'indimenticato Presidente Perna della Sezione A.N.P.d'I. di Napoli in una foto degli ultimi anni, durante un pellegrinaggio a El Alamein

Fulgido esempio di eroismo e di bontà d’animo.

F.to: Col. par. Loris Arelli

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Scheda redazionale: Il Serg. magg. Armando Perna e gli Arditi di Castel Benito.

Classe 1921 Armando Perna, detto “il libico”, è stato un paracadutista della prima ora essendosi brevettato a Castel Benito in Tripolitana (Libia) nel 1939 con i cosiddetti Fanti dell’Aria voluti dal Governatore generale della Libia Maresciallo Italo Balbo il 22 marzo 1938, e formato da ascari libici e da ufficiali e sottufficiali italiani.

Gli istruttori di Castel Benito (Libia). Armando Perna è il secondo da sinistra

Gli istruttori di Castel Benito (Libia). Armando Perna è il secondo da sinistra

Armando Perna, alla scuola di Castel Benito, fu istruttore e bisogna ricordare che a quei tempi la percentuale di caduti, già nei lanci di addestramento, era elevatissima.

I caduti in addestramento a Castel Benito. Foglio manoscritto dall'Istruttore Armando Perna

I caduti in addestramento a Castel Benito. Foglio manoscritto dall'Istruttore Armando Perna

All’indomani della battaglia che in pratica annientò i “Fanti dell’Aria”, Armando Perna fu uno dei circa cinquanta prigionieri, dei quali solo quattro superstiti di Castel Benito.

I 4 superstiti del glorioso Reg.to "Fanti dell'Aria" di Castel Benito

I 4 superstiti del glorioso Reg.to "Fanti dell'Aria" di Castel Benito

Dopo solo alcuni giorni di prigionia, Armando Perna insieme ad altri commilitoni prese il sopravvento sui militari di guardia e ritornò al fronte. Nel frattempo, erano giunte nuove e fresche truppe e venne inquadrato nella Divisione Folgore.

Il ritorno, a passo di corsa, da un lancio di addestramento

Il ritorno, di buon passo, da un lancio di addestramento

Fu mandato a Tarquinia, la culla del paracadutismo militare italiano, dove conseguì nel 1941 un secondo brevetto. Tornato nuovamente in Africa settentrionale si battè come un leone. Nei primi combattimenti di El Alamein venne ferito, medicato rifiutò di essere trasportato in ospedale, almeno sino a quando le forze lo sorressero. Quasi esanime, il Comandante di compagnia lo fece trasportare di peso all’ospedale. Viste le sue condizioni, i sanitari lo imbarcarono sulla nave ospedaliera “Gradisca”, l’ultima che salpò alla volta dell’Italia prima della eroica e leggendaria ultima battaglia di El Alamein. Armando Perna è stato insignito di due Croci di Guerra e dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Repubblica Italiana.

Il brevetto "libico" dei paracadutisti italiani

Il brevetto "libico" dei paracadutisti italiani

Subito dopo la guerra, Armando Perna fece ritorno nella sua amata Napoli e subito si mise all’opera per dare vita nel 1946 alla sezione paracadutisti di Napoli.

Durante una intervista a Canale 5 disse : “Morire con Onore era il nostro obbiettivo”.

Nel 2002 si recò per l’ultima volta in visita ad El Alamein, insieme all’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per rendere omaggio ai tantissimi amici e commilitoni che non ce l’avevano fatta. Indimenticabile nella sua camicia sahariana che sovente indossava anche negli ultimi anni, la sua casa è meta di un pellegrinaggio interminabile che, come disse Churchill alla Camera dei Comuni di Londra all’indomani della Battaglia di El Alamein, vogliono rendere “omaggio ai resti dei Leoni della Folgore

Armando Perna con il medagliere nazionale portato ad El Alamein

Armando Perna con il medagliere nazionale portato ad El Alamein

Alla notizia della sua morte, il Generale di Brigata Maurizio Fioravanti, Comandante della Folgore che di tanto in tanto Perna era solito omaggiare con un vassoio di sfogliatelle napoletane, volle mandare da Tibnin, ove era in missione essendo a capo della missione “Leonte 2” insieme al 186° Reggimento paracadutisti di Siena, l’ultimo saluto:

 “L’ultimo lancio del nostro Armando, così come all’inizio della sua immensa avventura in quel di Castel Benito, è stato effettuato nella notte appena trascorsa, su quella amata e cara zona lancio che è sempre stata la sua Famiglia. Paracadute aperto, sguardo fiero e felice, occhi celesti come il blu del suo cielo. Cuore innamorato del paracadutismo e della “sua” Folgore. La capovolta a terra questa volta non c’è stata. Sei ancora lì attaccato alle bretelle mentre osservi, guardi e proteggi dall’alto tutti i paracadutisti italiani. Ciao Armando. Il mio cuore di uomo, Paracadutista e Comandate della Folgore, piange la Tua scomparsa insieme ai Paracadutisti nella nostra Patria. La Tua figura sarà sempre con noi. Il Tuo esempio sarà il migliore riferimento per la nostra strada. Guidaci sempre nella buona e cattiva sorte. La Folgore si inchina al Tuo saluto”.

F.to: Generale Maurizio Fioravanti, Tibnin.

Serg. magg. par. Armando Perna: PRESENTE!

 

Pubblicazione e ricerche editoriali a cura de:
Il segretario della Sezione A.N.P.d’I. di Napoli
par. aggr. S.Ten. Com. CRI Vincenzo Di Guida

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Napoli li, 02/01/2009: Dati di accesso per l’anno 2008 al sito internet.

E’ con molto piacere che inauguro questa nuova pagina del nostro sito dedicata agli editoriali che, come le altre pagine, sarà aggiornata di tanto in tanto.

L’occasione dell’anno appena trascorso, rende possibile un breve articolo riguardante l’analisi dei dati di accesso a questo spazio virtuale, consolidatisi nei mesi di attività dell’anno vecchio.

Il sito, ufficialmente registrato in data 18 maggio 2008, ha di fatto visto la luce nel breve spazio di una decina di giorni.

Si può, quindi, ritenere che i primi visitatori siano iniziati ad affluire dai primi di giugno u.s. e quindi che il sito sia stato, di fatto, operante solo negli ultimi 6 mesi dell’anno 2008.

Ebbene, il dato degli accessi al 31/12/2008 si è fermato all’ insperato valore di 2.014 accessi, con una media di circa 330 accessi al mese (ben 11 al giorno!!!) e con un trend di accessi settimanali in crescita.

Tali dati oggettivi, lusinghieri oltre ogni più rosea aspettativa, testimoniano sia la benevolenza di tutti voi, per la qual cosa non posso che ringraziarvi, ma anche il riscontro che la formula ideata per l’allestimento del sito ha avuto il vostro favorevole accoglimento.

Ma non è tutto.

Difatti, se consideriamo che solo ultimamente abbiamo raggiunto la quota di 30 indirizzi email stabilmente serviti dagli avvisi di nuovi articoli e che la frequenza di inserimento di nuovo materiale è ben lungi dall’essere giornaliera, si deve dedurre che il nostro spazio internet è quotidianamente visitato anche da avventori che non sono soci della sezione.

Naturalmente, ciò fa ben sperare per il futuro ed è sprone per rendere il sito maggiormente ricco, interessante e valido di modo da poter diventare sempre più non solo un mezzo di coesione tra noi soci, ma anche un veicolo di promozione per coloro che ancora soci non sono.

Ma per attuare il vero salto di qualità, la collaborazione di tutti non solo è possibile ma, anzi, è fortemente auspicabile.

Anzi, direi che è un’irrinunciabile necessità.

Tutti voi potete inviare vostri personali testi (con o senza foto), ricordi, pensieri e riflessioni, articoli attinenti l’attività dei paracadutisti, dell’A.N.P.d.I., della Brigata Folgore, delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato, di modo da rendere tale materiale patrimonio comune tra tutti gli appartenenti della nostra bella e storica sezione napoletana i cui soci sono, prima d’ogni cosa, pervasi da sincera e disinteressata amicizia reciproca.

Insomma, l’obiettivo è di rendere questo spazio virtuale un’ulteriore momento di incontro, confronto e arrichimento culturale, tra coloro che sentono ancora forti e puri i sentimenti per la Patria, le Forze Armate (con la Brigata Folgore quale loro fulgido esempio di eccellenza), il paracadutismo, l’A.N.P.d’I.

Inoltre, si ricorda che è sempre bene accetta ogni nuova idea ed ogni critica, specie se viene fatta con spirito costruttivo e, possibilmente, suggerendo valide soluzioni alternative.

Insomma, se veramente volete che la nostra sezione cresca, e questo sito con essa, è indispensabile che ogn’uno di noi vi apporti, secondo le proprie possibilità, un po di sé.

Voglio concludere ringraziando in modo particolare il Gen. par. Giuseppe Lenzi, nostro illustre socio, per le belle parole di apprezzamento più volte inviate, il Direttore tecnico della Sezione I.P. Cap. Gennaro Fiscariello, il vice presidente Col. par. Loris Arelli ed il presidente I.P. Franco Esposito, questi ultimi per la fraterna amicizia concessa, il par. Carlo Trapani quale esempio di coloro che collaborano attivamente col sito.

A voi tutti che in questo momento leggete va, infine, il più sincero augurio di un meraviglioso anno nuovo 2009.

F.to:
Il segretario della Sezione A.N.P.d’I. di Napoli
par. aggr. S.Ten. Com. CRI Vincenzo Di Guida

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